Filosofia dal diamante: la saggezza direttamente dal campo di gioco

Abbiamo sollevato un bel polverone…

Quando abbiamo deciso di pubblicare sui Social la nostra “Filosofia dal diamante” non ci saremmo mai aspettati di ricevere così tante reazioni.

Eppure, grazie a quel piccolo terremoto digitale, dopo qualche riflessione – anch’essa. inevitabilmente, “filosofica” – abbiamo capito una cosa semplice: il Baseball possiede una caratteristica curiosa: anche chi non lo conosce così bene ha l’impressione di saperne, comunque, qualcosa e di poterne, comunque, parlare.

Non certo per le regole, che restano, spesso, un rebus anche per chi ci gioca o lo segue da anni, ma per le frasi. Il Baseball è pieno di aforismi che sembrano scritti da un filosofo che, un bel giorno. è uscito da una biblioteca e ha deciso di mollare la sua ricerca sull’essenza dell’universo per dedicarsi alla terra rossa.

Forse è proprio questo che rende il Baseball così familiare anche ai neofiti: non serve capirlo tutto per sentirsi a casa.

Il campione mondiale di queste pillole di saggezza è Yogi Berra.

Un grande atleta, un campione, ma non certo un filosofo e nemmeno un poeta. Eppure, a un certo punto della vita, si è ritrovato a essere citato come se avesse passato anni a meditare sulla cima di una montagna a proposito “di vita, di morte e di altre sciocchezze” (che poi, per inciso, è un’altra citazione…).

La sua massima più famosa – “non è finita finché non è finita” – è una cosa che potrebbe dire anche il panettiere sotto casa. Ma detta da lui è diventata, nel tempo, un classico letterario. Il Berrismo per eccellenza.

i Berrismi, tutte quelle massime che Berra tirava fuori, che ce ne fosse bisogno, o meno sono frasi che sembrano profonde perché sono semplici. O forse il contrario.

Poi ci sono i Berrismi apocrifi, quelli che sembrano suoi ma non lo sono. Il più celebre è “A volte si vince, a volte si perde, a volte piove”. Proprio questa massima, assolutamente indiscutibile, è stata l’oggetto delle nostre attenzioni Social. E proprio questa massa ha scatenato una marea di commenti sulla sua reale paternità.

Tutti la ripetono come se fosse una verità antica, ma in realtà nasce in un film. E qui il baseball diventa cinema, e il cinema diventa baseball, come succede quando due cose si assomigliano senza volerlo.

Il film è Bull Durham, che parla, si, di Baseball ma in realtà parla, anche, di tutto il resto: la pazienza, la sfortuna, le seconde possibilità, le prime volte, e le docce negli spogliatoi che sembrano sempre più fredde del necessario. La frase nasce in un momento che non ha nulla di epico.

Prima la accenna Crash Davis (anche lui, ricevitore, come Berra) in un bar mentre i Bulls di Duhram sono impegnati in faccende tutt’altro che filosofiche.

Poi la parafrasa il manager, (che è come dire l’allenatore) Skip Riggins, arringando con veemenza la sua squadra mentre è sotto la doccia, strillando una serie di ovvietà, verità da spogliatoio.

Alla fine, Nuke LaLoosh — giovane lanciatore con più talento che buon senso — ascolta, rielabora e tira fuori la versione breve. Quella che resta.

È un processo molto baseballistico: prendi qualcosa di lungo, lo accorci, lo semplifichi, e all’improvviso sembra profondo.

Come se la saggezza fosse una questione di editing.

Il Baseball è pieno di frasi così: sembrano più intelligenti di chi le pronuncia. E non è un insulto, è un complimento. Perché il Baseball è uno sport che ti lascia il tempo di pensare, o almeno di fingere di farlo.

E infatti, per evitare la solita citazione invernale, quella di Rogers Hornsby, che ormai conoscono anche i sassi, ne prendiamo una meno frequentata ma altrettanto perfetta. È di Bill Veeck, uno che nel Baseball ha fatto praticamente tutto tranne stare zitto:

“Il baseball è fatto per essere divertente. Se non ti diverti, è colpa tua.”

Una frase che sembra semplice, ma che in realtà è un piccolo manuale di sopravvivenza emotiva.

I Berrismi funzionano perché non spiegano il Baseball: lo raccontano. E lo raccontano in un modo che capiscono tutti, anche chi non sa distinguere un doppio gioco da un doppio espresso. Forse è per questo che piacciono tanto ai neofiti: perché il Baseball, prima ancora di essere uno sport, è un linguaggio. E gli aforismi sono la porta d’ingresso più comoda, quella che non richiede biglietto né conoscenze pregresse.

Noi del BSC Arezzo, continueremo a raccoglierli: e a raccontarli: quelli veri, quelli quasi veri, quelli che sembrano veri perché suonano bene. Perché nel Baseball, come nei Berrismi, la cosa importante non è sempre la precisione. È il sorriso che ti strappano mentre cerchi di capire cosa significhino davvero.

E se non lo capisci subito, non importa.
Il baseball, come la vita, ha un talento speciale: prima o poi ti spiega tutto.
Di solito senza avvisare.
E quasi sempre con una frase che non ti aspettavi.